Progetti

   

Qui di seguito elenchiamo i nostri progetti:

PER L'INFANZIA

 

L'attenzione all'infanzia e gli anni di esperienza maturata hanno consentito alla cooperativa di percorrere, nella gestione di asili nido, nuove dimensioni educative che sinteticamente vengono così espresse.

L'asilo nido è per noi “comunità educante”, nella quale i bambini stessi possono svolgere un ruolo di sostegno e di sicurezza gli uni verso gli altri.

Esso si caratterizza da tre specifiche identità:

il nido come comunità educativa aperta

L'asilo nido offre una fittissima rete di opportunità di socializzazione fuori come dentro alle proprie pareti. Deve essere in grado di attivare occasioni d'incontro con le famiglie (attraverso la gestione sociale, ecc.) ed a realizzare un clima d'intensa socializzazione interna sia a favore dei bambini, sia a favore degli operatori; esterna con la comunità (incontri con la cittadinanza).

il nido come agenzia formativa sperimentale

Assicura un utilizzo “modulare” degli spazi e dei tempi interni, attrezzando con arredi e materiale dei centri d'interesse di marca cognitiva (con materiale strutturato e no, formale ed informale di natura percettiva, linguistica, logica, costruttiva) e di marca espressiva (pittorica, musicale, gestuale, ludica). Il tutto con lo scopo di stimolare la creatività e la conoscenza del bambino, ma anche per favorire l'integrazione dei sessi, dell'età, dei ceti, delle etnie, ecc.;

il nido come prima/scuola .

È una struttura fonte di

•  Socializzazione, mediante l'interazione il bambino acquista un sistema di criteri necessari a categorizzare l'esperienza, interagendo in modo pratico e funzionale con quanto gli sta intorno;

•  Apprendimento, attraverso il programma e la programmazione. Il programma dispone i contenuti e i metodi didattici. La programmazione prevede l'organizzazione di percorsi formativi che muovono da un bambino reale e concreto.

L'asilo nido si deve fondare sulla programmazione e sulla sperimentazione che consente:

•  di agire sul piano educativo sulla base di un campo di ipotesi (culturale, pedagogico e metodologico/didattico) definito a monte;

•  di proporre al bambino esperienze non solo spontanee e casuali, ma che rientrano all'interno di un quadro coerente;

•  di leggere i comportamenti cognitivi;

•  di fornire all'educatore uno strumento utile per analizzare l'influenza che le circostanze ambientali possono avere nello sviluppo al fine di individuare una corretta stimolazione del bambino che varia da soggetto a soggetto.

 


 

PER I RAGAZZI DIVERSAMENTE ABILI NELLE SCUOLE DELL'OBBLIGO

 

Obiettivi generali

Il servizio di Assistenza Educativa Culturale e/o Scolastica di tipo Educativo costituisce un intervento al tempo stesso specifico e globale rivolto ad alunni diversamente abili frequentanti la scuola dell'infanzia, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado.

Gli obiettivi, così come specificato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca tramite la Circolare n° 3390 del 30/11/2001 sono volti a soddisfare i bisogni individuali dell'alunno in base al PEI (Piano Educativo Individualizzato) mirando al raggiungimento di obiettivi di apprendimento e di integrazione scolastica.

Nello specifico, tali obiettivi sono volti a:

        • agevolare la frequenza e la permanenza degli alunni diversamente abili nell'ambito scolastico per garantire il loro diritto allo studio;

        • facilitare l'inserimento e la partecipazione degli alunni diversamente abili alle attività didattiche svolte dal personale insegnante, supportandoli al raggiungimento degli obiettivi di integrazione ed autonomia personale, in attuazione dei programmi educativi concordati;

        • fornire sostegno personale agli alunni diversamente abili nelle attività di socializzazione e nell'acquisizione di capacità comunicative, volte all'integrazione ed alla valorizzazione di abilità personali;

        • fornire ogni altro sostegno ed attività specialistica, ad esclusione di quelle didattiche e di quelle di assistenza di base, nell'ambito delle attività gestite dalla scuola (es. partecipazione a lezioni itineranti o gite).

Obiettivi specifici

Gli obiettivi specifici del servizio, sono volti a:

•  garantire il diritto allo studio del minore disabile;

•  favorire l'integrazione scolastica;

•  favorire l'autonomia personale;

•  migliorare la socializzazione con i coetanei e gli adulti;

•  favorire l'apprendimento;

•  stimolare capacità comunicative;

•  collaborare con gli insegnanti nell'integrazione e nel progetto educativo;

•  implementare la rete tra servizi scolastici, servizi sociali e sanitari, centri diurni di accoglienza e

riabilitazione, associazioni di volontariato del territorio;

•  dare impulso ad una cultura dell'integrazione e della diversità;

•  sviluppare e migliorare i servizi per l'integrazione scolastica sulla base di progetti personalizzati.

 

Il progetto prevede la diffusione tra gli alunni della scuola dell'obbligo di una coscienza ecologica, affinché il loro comportamento presente e futuro sia più compatibile con l'ambiente nel quale vivono, considerando il fatto che questi, oltre a produrre rifiuti, possono svolgere in prima persona attività di sensibilizzazione all'interno delle loro famiglie.

Le aree tematiche del nostro progetto riguardano la differenziazione dei rifiuti, visti come ciò che rimane dopo aver realizzato un sogno o soddisfatto un bisogno.

Le proposte educative, hanno in comune la caratteristica di coinvolgere i ragazzi in maniera attiva attraverso giochi, drammatizzazioni, ricerche, ecc. Questa strategia di partecipazione, condotta da operatori opportunamente formati, ha lo scopo di supportare i ragazzi durante il percorso di riflessione sul mondo dei rifiuti e sulle tematiche ambientali in genere.

Anche per i più piccoli sono stati studiati percorsi educativi che consentano loro di apprendere giocando.

 

Obiettivi

•  Rafforzare la consapevolezza che l'ambiente in cui viviamo è un bene da tutelare e valorizzare;

•  Educare gli alunni ad un rapporto corretto e consapevole con l'ambiente, stimolandoli ad assumere iniziative concrete e comportamenti responsabili;

•  Sensibilizzare alla raccolta differenziata con il sistema “porta a porta” e al tema del riciclaggio ad essa connesso, gli alunni, le famiglie e la comunità locale;

•  Promuovere adeguati processi educativi al fine di favorire il cambiamento nei comportamenti e nelle abitudini verso l'ambiente;

•  Comprendere che una corretta tutela dell'ambiente è possibile solo lavorando in modo cooperativo e collaborativo tra tutti i cittadini e tutti i diversi attori che operano sul territorio;

•  attraverso la separazione corretta dei rifiuti possiamo raggiungere gli obiettivi in percentuale previsti dalla legge e permettere il recupero di risorse che sono racchiuse in un materiale riciclabile.

 


 

PER GLI ANZIANI ED I PORTATORI DI HANDICAP

 

metodologia dell'intervento

La legge 328/2000 ha ridefinito il panorama odierno dei servizi alla persona, di cui fa parte il Servizio di Assistenza Domiciliare. Salta interamente il concetto di servizio come macchina distributrice di prestazione e l'obiettivo diventa quello di combinare efficienza , efficacia , libertà , solidarietà e orientamento al cittadino . Il servizio non è più da intendersi come “prodotto”, entra in gioco la logica del “processo”, risultato di interazioni tra soggetti pubblici e privati. Dunque, la programmazione dell'intervento vede al centro la parthnership, l'umanizzazione e la democratizzazione delle azioni sociali, in un' ottica sistemica dove domina il lavoro di equipe.

L'intervento sociale è intenzionale e finalizzato e fa riferimento a modelli teorici; attua, cioè, una metodologia scientifica e non può essere improvvisato.

I modelli teorici a cui facciamo riferimento sono due: il modello sistemico che si ispira alla teoria dei sistemi e considera i sistemi come legati da particolari relazioni e a scambi simbolici unici. Si tratta del sistema famiglia, sistema scuola, sistema sociale, ecc. e utilizza a sua volta quattro sistemi: il sistema utente, il sistema bersaglio (a cui è indirizzato l'intervento), il sistema di azione (o agente di combinamento) formato dagli operatori sociali e dai volontari, il sistema delle risorse, a cui si attinge per risolvere i problemi. Tale modello, mentre spiega bene il sistema e l'equilibrio del sistema stesso, non fa alcun cenno alla relazione tra i sistemi e all'interno del sistema per cui sta nascendo un modello sistemico relazionale o puramente relazionale che si oppone al sistemico. Il nostro approccio teorico è sistemico-relazionale e si occupa non solo dei singoli sistemi, ma anche delle relazioni.

La prima fase, di individuazione del problema, cerca di rispondere alle domande: da chi è inviato l'utente al servizio sociale e come, ed inoltre, chi chiede? cosa chiede? per chi chiede? a chi è rivolta la domanda?

La seconda fase, relativa all'analisi della situazione, è costituita dalla raccolta di informazioni sull'utente, la sua situazione, il suo contesto globale, sulle istituzioni e sulle risorse sociali.

L'analisi della situazione comprende due campi, tra loro interdipendenti: l'analisi globale del settore di intervento e l'analisi della domanda sociale.

La terza fase relativa alla valutazione comprende la sintesi dei vari elementi raccolti e la individuazione delle risorse e dei bisogni e porta alla formulazione del progetto di intervento.

L'elaborazione del progetto di intervento, quarta fase, comprende tre aspetti: la definizione degli obiettivi (parziali, specifici, di breve, medio o lungo termine, ecc.); la determinazione del livello dell'intervento (ossia la definizione dell'utente: singolo, famiglia, gruppo, comunità, istituzione sociale, ambiente); la scelta dei tipi di intervento e delle strategie; confronto tra progetto dell'assistente sociale, progetto dell'utente e dell'ente per trovare un progetto comune formulazione del contratto.

Nella quinta fase l'operatore sociale utilizza diverse forme di intervento in relazione alle scelte concordate e agli obiettivi di cambiamento da raggiungere. Si avvale quindi di interventi diretti o indiretti: i primi presuppongono la presenza e l'attività dell'utente, i secondi sono compiuti in sua assenza.

La valutazione dei risultati può essere parziale, per fare il punto dei risultati raggiunti durante il processo di aiuto, per verificare alcune procedure; oppure finale, al termine del progetto di intervento.

Nella sesta fase, relativa alla conclusione dell'intervento, l'operatore deve ricordare che ogni intervento sociale deve avere un termine, può essere previsto alla soluzione del problema, oppure contrattato come riferimento ad un tempo prestabilito di intervento.

L'ordine descritto è relativo sia all'ordine logico che cronologico, tenendo presente che il processo di intervento è unico ed è applicabile a situazioni diverse.

L'operatore sociale può realizzare nei confronti dell'utente sei tipi di intervento diretto :

•  chiarificare e sostenere , che comprende gli interventi di chiarificazione (permette all'utente di analizzare i diversi aspetti della sua situazione), di ristabilire o di affermare la fiducia in se stesso o autostima (sostegno) e di comprendere meglio il proprio funzionamento in rapporto agli altri (conoscenza di sé);

•  informare ed educare , in cui l'operatore sociale utilizza le sue conoscenze ed il suo sapere per rispondere ai bisogni dell'utente. I campi sono quelli della legislazione, dei diritti dell'utente, delle risorse sociali esistenti, la salute, l'alimentazione, le cure dell'infanzia, l'organizzazione domestica, ecc. Può consistere nelle tre forme di intervento: informazione, assistenza materiale, educazione;

•  persuadere - influenzare . Tali interventi sono spesso consci e voluti, talvolta inconsci. Tra quelli voluti elenchiamo: il consiglio, il confronto, la persuasione; tali interventi incontrano un limite nel principio dell'autodeterminazione dell'utente;

•  controllare - esercitare una autorità . Consiste nel "lavoro di seguito", nell'imposizione di esigenze e limiti; nel controllo utilizzato ad esempio con bambini e persone psichicamente fragili;

•  mettere in relazione - creare opportunità nuove . L'operatore sociale mette in condizioni l'utente si sperimentare nuove forme di vita sociale che gli procurino arricchimento e piacere ed opera attraverso il consiglio, il sostegno, l'informazione, l'educazione. tende a facilitare nell'utente l'ampliamento delle relazioni personali oppure a mettersi in contatto con le risorse e le istituzioni. Oppure l'apertura e la scoperta verso gli altri o verso le proprie capacità e inclinazioni, come la utilizzazione e la creazione di strutture nell'ambiente e la partecipazione ad esse.

•  Strutturare una relazione di lavoro con l'utente , che comprende la strutturazione nel tempo (periodicità degli incontri, durata, durata totale dell'intervento); la utilizzazione dello spazio (incontri nell'ufficio dell'assistente sociale o a domicilio dell'utente); la focalizzazione sugli obiettivi di lavoro (focalizzazione degli obiettivi da raggiungere, anche parziali o successivi).

L'intervento indiretto dell'operatore sociale è finalizzato alla organizzazione del lavoro, alla politica sociale alla collaborazione con gli altri operatori agli obblighi nei confronti della professione.

Essi comprendono:

•  organizzazione - documentazione (organizzazione dello spazio e del tempo, documentazione del lavoro;

•  programmazione e pianificazione degli interventi diretti;

•  interventi sul contesto del cliente;

•  collaborazione con gli altri operatori sociali (collegamento, consultazione, lavoro in équipe, concertazione);

•  interventi a livello degli organismi sociali (politica sociale).

 

 



 

PER I PAZIENTI PSICHIATRICI

 

Obiettivi generali

Tra le attività che si possono rivolgere a tali utenti, i centri diurni sono senza dubbio servizi efficaci; La finalità principale del Centro Diurno è la realizzazione di una ‘cornice spazio-temporale in cui si possa sviluppare un processo di abilitazione concernente le aree relazionali, sociali e lavorative.

La dimensione temporale è rappresentata dai diversi tempi con cui il Progetto individuale va a modulare l'intervento; intervento che si oppone al tempo fermo della cronicità. Intervento che nel nostro caso è centrato sull'addestramento e lo sviluppo delle competenze socio-lavorative.

Per quanto riguarda la spazialità in cui si estende l'azione educatrice, crediamo che essa si possa articolare a partire dalle aree esperenziali della vita quotidiana stessa.

Scopo ultimo dell'intervento è di contribuire, in collaborazione con tutte le reti istituzionali e sociali coinvolte nello sviluppo del benessere globale della persona

  • • favorendo al massimo le potenzialità del paziente nel campo dell'autonomia personale e sociale
  • • valorizzando le potenzialità personali, gli interessi e le capacità espressive e occupazionali
  • • attivando percorsi di integrazione sociale possibili, tenendo conto delle reali potenzialità e desideri del paziente.

Siamo convinti che intento dell'intervento terapeutico e dell' intervento socioassistenziale sia quello di favorire, nei limiti del possibile, l' autonomia e la crescita dell' individuo, di potenziare le sue risorse residue e svilupparne di nuove, di favorire le abilità relazionali, di aumentare l' articolazione sociale con l' ambiente, valorizzando ed esaltando le peculiarità della persona.

Le attività di tipo ludico-ricreativo-culturale-sportivo e di socializzazione oltre a configurarsi all'interno di un percorso pensato e realizzato sulla base dei bisogni individuale del paziente, hanno lo scopo di rappresentare un ‘sollievo' ai familiari in relazione ai loro principali bisogni.

Affinché questo possa essere realizzato al meglio, è importante che gli interventi realizzati all'interno del Centro Diurno vadano ad integrarsi, attraverso un progetto unitario, con gli altri interventi attivati nel territorio (interventi terapeutici riabilitativi, Servizi di aiuto alla persona, ecc.).

Riteniamo utile, per maggior chiarezza, esplicitare meglio alcuni concetti che stanno alla base degli interventi previsti nel Centro Diurno:

  • • Autonomia: “processo di abilitazione che sviluppi capacità di autodeterminazione per la propria esistenza, attraverso la rappresentazione e la costruzione di un personale progetto di vita, con chiara identità personale percepita”.
  • • Socializzazione : inteso come “processo volto all'acquisizione di abilità che consentano l'autonoma gestione di spazi, movimenti, relazioni informali e strumenti conoscitivi necessari per interagire con il proprio ambiente. Per il paziente la socializzazione è strettamente legata alle azioni per l'acquisizione dell'autonomia e dell'autosufficienza in quanto suscita o rafforza la motivazione ed il senso per accettare e condividere gli interventi stessi”.
  • • Addestramento prelavorativo : permettere di sviluppare competenze prelavorative e lavorative necessarie all'inserimento in un processo lavorativo produttivo.

 

 



PER IL TURISMO SOCIALE

 

E' un termine ormai entrato nel lessico abituale da alcuni anni e che per noi è un Turismo che non cerca pullman di persone facendo del turismo di massa, ma è piuttosto un turismo volto a favorire la socializzazione, aperto a persone con medio/bassa disponibilità di denaro, ma comunque di qualità e che agevola la fruizione di categorie speciali (svantaggiate).

Un turismo quindi che svolge attività ricreative, culturali e del tempo libero rivolte a tutti i cittadini e soprattutto agli strati meno abbienti, ai giovani, ai lavoratori, agli anziani ed all'handicap, anche ai fini del recupero e dell' integrazione sociale, che promuove e tutela il patrimonio naturalistico, storico, religioso, artistico e culturale, favorendo la mobilità dei cittadini nel rispetto dei valori ambientali, al fine di contribuire al superamento degli squilibri socio – economici, così come indicato anche nella Carta Europea del Turismo Sostenibile nelle Aree Naturali Protette. Che sia in grado di attivare azioni di coordinamento degli interventi pubblici nel settore del turismo sociale, anche in collegamento con le iniziative di singoli o di associazioni, per la realizzazione di programmi articolati di intervento.

Da marzo del 2006 abbiamo messo in pratica questi intenti gestendo una struttura ricettiva a Vicovaro, in provincia di Roma "Oasi Francescana"

 

PRINCIPALI COMMITTENTI:

    • Provincia di Roma

    • Distretto G3

    • Distretto G4 – Capofila Comune di Subiaco

    • Distretto F4 – Comune di Bracciano

    • Comune di Licenza

    • Comune di Genzano di Roma

    • ASL RM G Dipartimento di Salute Mentale

    • Comunità Montana dell’Aniene

    • Comune di Mandela

    • Regione Lazio

    • Agenzia Regionale Parchi



Inoltre:

La nostra Gallery con le foto delle nostre attività e i nostri progetti
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